 |
|
|
MARIA VALTORTA
Non
aveva bisogno di concentrarsi né di consultare libri. Poteva
essere interrotta per qualsiasi motivo, anche banale, e
riprendeva senza perdere il filo. Non la fermavano le fasi acute
del suo soffrire o il bisogno impellente di riposare, giacché le
capitava di dover scrivere anche di notte. Partecipava con tutta
se stessa al racconto che fluiva dalla sua penna di scrittrice
dotata, ma se si trattava ditemi teologici poteva anche non
comprenderne il senso profondo. Spesso chiamava Marta,
sottraendola alle faccende di casa, e le leggeva quello che
aveva scritto.
Non sospese neppure quando, nell’imperversare della seconda
guerra mondiale, fu obbligata a sfollare a Sant’Andrea di
Compito (frazione del comune di Capannori in provincia di
Lucca), dove si vide trapiantata con il mobilio della sua camera
d’inferma, e con il carico di nuove sofferenze, dall’aprile al
dicembre del 1944.
Soprattutto a Viareggio, la sua occupazione di scrittrice a
tempo pieno non la estraniò dal mondo, di cui seguiva gli eventi
attraverso il giornale e la radio. Neppure si sottraeva ai suoi
doveri di cittadina, tanto che nelle elezioni politiche del 1948
si fece portare in ambulanza al seggio elettorale. Riceveva
persone amiche e in seguito ebbe qualche visita di riguardo. Non
trascurava la corrispondenza epistolare, che fu particolarmente
fitta con una monaca di clausura, carmelitana, considerata come
mamma spirituale.
Pregava e soffriva ma procurava di non mostrarlo. Le sue
orazioni erano di preferenza segrete e le sue estasi, rilevabili
dagli scritti personali, non ebbero testimoni. Protetta da un
aspetto sano, non lasciava trapelare i duri e continui
patimenti, abbracciati con gioia spirituale per ansia di
redimere. Chiese e ottenne la grazia di non portare impressi sul
corpo i segni manifesti della sua compartecipazione alla
passione del Cristo.
Appariva come una persona normale, quantunque inferma. Si
prestava a quei lavori femminili o domestici che si possono
eseguire stando a letto, come ricamare, preparare una verdura,
pulire la gabbietta degli uccellini. L’opera maggiore di Maria
Valtorta è pubblicata in dieci volumi sotto il titolo:
L’Evangelo come mi è stato rivelato.
Narra la nascita e l’infanzia della Vergine Maria e del figlio
suo Gesù (scritte, in gran parte, durante lo sfollamento), i tre
anni della vita pubblica di Gesù (che costituiscono il grosso
dell’opera), la sua passione, morte, resurrezione e ascensione,
i primordi della Chiesa e l’assunzione di Maria.
... SEGUE 4. |
|
|