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MARIA VALTORTA
Nel 1924 i genitori acquistarono una casa a Viareggio, dove
andarono a stabilirsi e dove ebbe inizio per Maria
un’inarrestabile ascesi, che si esprimeva con propositi fermi e
culminava in eroiche offerte di sé per amore a Dio e
all’umanità. Nello stesso tempo ella si impegnava in parrocchia
come delegata di cultura per le giovani di Azione Cattolica e
teneva conferenze, che cominciarono ad essere seguite anche da
non praticanti. Ma le era sempre più difficile muoversi. Il 4
gennaio 1933 usci di casa per l’ultima volta, con estrema
fatica, e dal 10 aprile 1934 non si levò più dal letto.
Il 24 maggio 1935 fu presa in casa una giovane rimasta orfana e
sola, Marta Diciotti, che diventerà la sua assistente e
confidente per tutto il resto della vita. Dopo un mese, il 30
giugno, moriva il padre amatissimo, e Maria fu sul punto di
morirne per il dolore. La madre, che lei amò sempre per dovere
naturale e per sentimento soprannaturale, morirà il 4 ottobre
1943 senza avere mai smesso di vessare la figlia.
LE OPERE. Proprio agli inizi del 1943, quando Maria, inferma da
nove anni, pensava di aver consumato ogni sacrificio e di essere
prossima alla fine, Padre Migliorini, un religioso servita che
da alcuni mesi la dirigeva spiritualmente, le chiese di scrivere
le sue memorie. Dopo un’esitazione ella acconsentì, e con
disinvoltura, seduta nel letto, riempì di suo pugno sette
quaderni in meno di due mesi, non solo dando prova di grande
talento come scrittrice, ma anche aprendo la sua anima in una
confidenza senza veli.
Si era come liberata del passato, affidato a quelle 760 pagine
mano-scritte consegnate al confessore, e si predisponeva con
maggiore fiducia alla morte, quando una voce, già nota al suo
spirito, le dettò una pagina di sapienza divina, che fu il segno
di una svolta impensata. Era il 23 aprile 1943, venerdì santo.
Maria continuò a scrivere, quasi ogni giorno fino al 1947, ad
intermittenze negli anni successivi fino al 1951. I quaderni
diventarono 122 (oltre ai 7 dell’Autobiografia) e le pagine
manoscritte circa quindicimila.
Sempre seduta nel letto, scriveva con penna stilografica sul
quaderno poggiato alle ginocchia e messo su un cartolare fatto
con le sue mani. Non preparava schemi, non sapeva neppure cosa
avrebbe scritto giorno per giorno, non rileggeva per correggere.
... SEGUE 3.
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